Il BDN partecipa a un incontro con il Senatore Pietro Grasso sulla lotta alla mafia

Un modo diverso per conoscere cosa sia stata la lotta alla mafia in Italia: parlarne direttamente con uno dei più importanti magistrati al fianco di Falcone e Borsellino, il senatore Pietro Grasso.

L’evento “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: due magistrati al servizio dello Stato Democratico” è stato organizzato dal Municipio V per gli studenti del nostro territorio, per commemorare il sacrificio dei magistrati Falcone e Borsellino e ricordarne l’impegno e lo sforzo quotidianamente profuso.

Ecco le riflessioni di due nostri alunni al termine dell’interessante dibattito

                “ NOI POSSIAMO…CAMBIARE LE CARTE IN TAVOLA”

Il giorno 22 aprile 2022 si è tenuta, presso la sede del nuovo cinema Aquila, una conferenza con l’ex magistrato e attuale senatore italiano Pietro Grasso, che si è distinto nell’arco di tutta la sua carriera politica per la lotta contro la mafia.

In particolare ha posto la sua attenzione agli anni in cui le rivalità tra lo stato italiano e le associazioni mafiose erano più accese e vive, ovvero quando i due nomi che meglio identificavano lo sdegno del nostro paese verso la mafia erano quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Due uomini di grandissimo spessore e con un’audacia fuori dal comune, proprio come li ha dipinti oggi Grasso, che in prima persona lavorò al loro fianco per debellare le violenze mafiose.

Per questo, lo stesso senatore italiano si è sentito in dovere di ricordare entrambe le loro figure e in particolare quella di Borsellino, dal momento che, successivamente all’omicidio del compagno Giovanni Falcone, le telecamere lo avevano spesso mostrato con uno sguardo malinconico e pieno di collera; desideroso solo di vendetta nei confronti dell’amico perduto. Tuttavia Grasso precisa di aver avuto la fortuna di aver conosciuto il vero Paolo Borsellino, ossia un uomo scherzoso e affabile, al quale si poteva negare tutto fuorché il sorriso; un uomo che non tanto amava le scorte, che, a detta sua, ledevano la sua libertà.

A tal proposito il senatore italiano, durante i primi anni del coronavirus, ha intrapreso la stesura dell’attuale libro “Borsellino parla ai ragazzi”, facendo riferimento a un particolare aneddoto della vita dell’antimafioso. Ha raccontato infatti che Borsellino, alzatosi come suo solito alle cinque del mattino (cosicché l’illegalità la si sarebbe colpita nel sonno), proprio nel suo ultimo giorno di vita, aveva iniziato a rispondere a delle domande che alcuni liceali gli avevano posto. Il lavoro non portato a termine da Borsellino, perché quello stesso giorno venne assassinato, è stato ripreso dal senatore Grasso, che ha tentato di rispondere alle domande restanti cercando di rimanere fedele agli ideali del compagno. Sicuramente questo libro pone l’accento su uno dei temi centrali di tutta la conferenza, ovvero l’importanza della scuola che ha il dovere di formare i successivi magistrati dello stato italiano che avranno il compito di riuscire laddove i loro predecessori hanno fallito.

Infatti, come ha espressamente detto Pietro grasso, un giorno la mafia verrà sconfitta, ma fino a quel momento ci saranno ancora tante lotte e atti di violenza ed è per questo che ognuno di noi si deve impegnare e mettere tutto sè stesso per cambiare le carte in tavola. Una frase che mi è rimasta particolarmente impressa è stata quando l’ex magistrato ha affermato che è sbagliato dirsi: ”tanto a me che importa, lo fanno tutti”, perché innanzitutto quel “tutti” non è un vero “tutti”, dato che ci sarà sempre qualcuno pronto a fare la differenza: Se non siamo noi a volere il cambiamento, chi lo farà?

Pertanto è fondamentale studiare, ma non lo è perché è importante sapere quante più cose possibili, ma perché solo studiando possiamo utilizzare le nostre conoscenze a nostro vantaggio e in questo caso per non fermarci in superficie, ma scavando a fondo per tentare di giungere quanto più alla verità e giustizia.

Termino riportando un ultimo commento dell’ex magistrato, che bene può sintetizzare questa ultima parte: la mafia, così come ogni altro male del mondo, non è facile da debellare siccome si evolve; si adatta alle situazioni e al contesto; ed è per questo che noi non dobbiamo e non possiamo smettere di lottare solo perché oggi la mafia sembrerebbe essersi dissipata, perché non è così. Essa è come le radiazioni di un ordigno nucleare, c’è, e per questo continua a svolgere le sue losche e deplorevoli attività, ma non si vede. Quindi siamo noi che dobbiamo trovarla; siamo noi che non dobbiamo arrenderci.

Federico Diaferia, 5 EU

Venerdì 22 aprile due classi del nostro liceo hanno preso parte ad un incontro con il senatore ed ex magistrato Pietro Grasso presso il cinema Aquila, evento organizzato dal Municipio V per ricordare la morte di due personaggi che hanno segnato la storia del nostro Paese, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, deceduti rispettivamente nella stragi di Capaci e di via d’Amelio ad opera di Cosa Nostra. Pietro Grasso nella sua carriera si è sempre distinto per la sua lotta contro la mafia, e nell’incontro della scorsa settimana ha raccontato a noi giovani la sua amicizia con le vittime dell’organizzazione criminale e il suo coinvolgimento nel maxiprocesso in cui ricoprì il ruolo di giudice a latere. Nel dibattito il senatore ha ricordato il coraggio di Falcone e di Borsellino, concentrandosi specialmente su quest’ultimo e raccontando come la morte del fedele compagno avesse cambiato la sua vita. Proprio partendo da ciò, durante il lockdown per il Coronavirus il senatore italiano ha deciso di scrivere un libro, intitolato “Borsellino parla ai ragazzi”, in cui racconta un particolare episodio che risale all’ultimo giorno di vita del magistrato: quella mattina, aveva iniziato a rispondere a delle domande postegli da alcuni studenti di liceo, ma questa corrispondenza non fu mai portata a termine, perché proprio in quel 19 luglio 1992 si verificò la strage di via d’Amelio, in cui morirono Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. L’ospite dell’incontro a cui abbiamo avuto la fortuna di partecipare ha dunque deciso di portare avanti il lavoro che quella domenica d’estate del ‘92 non fu terminato, riproponendosi di esprimere ai giovani l’importanza di alcuni valori che ha fermamente ribadito durante il dibattito: lo studio è l’arma che permetterà ai futuri giudici di vincere sulla violenza e sull’ingiustizia che hanno strappato via la vita a fin troppe persone.

Sono rimasta profondamente colpita dall’incontro. Il dibattito si è svolto in modo molto spontaneo e naturale, e ogni singolo ascoltatore è stato catturato dalla naturalezza con cui Pietro Grasso ha raccontato gli avvenimenti. Ascoltare le parole di una persona che ha conosciuto Falcone e Borsellino è stato emozionante, infatti nessuno avrebbe potuto raccontare certe dinamiche meglio di un ex magistrato che prese parte al maxiprocesso. Inoltre, la personalità di Pietro Grasso facilmente fa breccia nell’animo di chi ascolta: la sua eloquenza, persuasione, spontaneità e disponibilità sono sorprendenti, specialmente trattandosi di un uomo che ha visto di fronte a sé centinaia di criminali, che ha steso circa 7000 pagine di sentenza dopo il processo a Cosa Nostra e ha più volte rischiato la vita per continuare la sua battaglia verso la giustizia, come si erano proposti di fare i due magistrati simbolo della lotta contro la mafia. In tutto quello che diceva, il senatore dimostrava l’amore per la carriera forense che, come da lui espressamente confessato, ha abbandonato con dolore, e ogni giorno ne sente la mancanza. Ciò che mi ha impressionata di più, però, è stato il racconto del fallito attentato che la mafia organizzò per colpire proprio Pietro Grasso: rispondendo alla domanda di una ragazza che chiedeva se avesse mai temuto davvero di essere in pericolo dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, il senatore ha risposto affermativamente, raccontando che era stato organizzato un attacco, ma per una semplice coincidenza (ovvero grazie al malfunzionamento del telecomando che avrebbe dovuto far esplodere il tritolo e ucciderlo) l’attentato non andò a buon fine, altrimenti sarebbe certamente morto. Questo racconto mi segnerà per sempre, perché ho capito di aver visto e ascoltato una persona che ha rischiato di morire, ma nonostante ciò non ha smesso di lottare per portare la giustizia in Italia: è esattamente ciò che ha fatto Paolo Borsellino, e le parole di Pietro Grasso hanno infuso in me tanta speranza e mi hanno rassicurata, perché significa che c’è ancora qualcuno che prova, con ogni forza e mezzo, a debellare uno dei più grandi mali del mondo.

Per concludere, vorrei esplicitamente dire che ho profondamente apprezzato questa opportunità, perché ha permesso a noi ragazzi di approfondire una tematica fondamentale per l’Italia e per il resto del mondo; abbiamo potuto imparare direttamente da chi ha vissuto certi avvenimenti che non dobbiamo arrenderci: la mafia agisce in silenzio, ma comunque continua ad agire, e grazie alla scuola, allo studio e alla cultura possiamo munirci delle armi più giuste ed efficaci per sconfiggerla per sempre.

Marta Mancini 4 AC