Pensare l'antico: viaggiare su una strada che parte da lontano

Unire l’interesse che si può suscitare verso l’antico, nella sua versione più materialmente culturale, archeologica, con un impatto didattico ed una esaltazione delle competenze individuali dei discenti. 

Ecco la sfida fondamentale di questa seconda edizione di Pensare l’Antico, che, oltre a far “pensare” i partecipanti alla realtà del passato classico e postclassico, fa riflettere noi docenti su modalità, finalità, obiettivi sempre più adeguati al contesto che abbiamo davanti ed alla nostra idea di scuola.

Da questa riflessione tra un’edizione e l’altra, sono nate le novità di quest’anno, utili, abbiamo sperato e poi concretamente osservato, a dare senso e valore all’azione svolta, alla partecipazione entusiasta:

  • abbiamo dato ancor più continuità ed organicità al percorso, involvendolo attorno alla Via Appia ed alla Via Emilia, in un percorso ideale che da Roma portasse a Bologna, la meta finale;

  • l’integrazione negli obiettivi e nei fatti di tutti i partecipanti al percorso è stata maggiormente curata e potenziata, realizzando presentazioni in classe, uscite pomeridiane e meta finale in modo tale che tutti ne usufruissero serenamente. Obiettivo questo che sarebbe stato altamente impraticabile senza la presenza professionale e rassicurante della collega Miriam Albani all’uscita di Bologna e che per questo vivamente ringraziamo!

  • l’aspetto affabulatorio dei momenti del percorso è stato accentuato, aumentando la centralità dei momenti narrativi negli incontri in sede, progettati su personaggi chiave, femminili e simbolici di tutto un mondo materiale e ideale, su situazioni storiche significative, su temi mitologici densi di significati, come nel laboratorio di cui si è usufruito al museo archeologico di Bologna;

  • ma anche l’aspetto esperienziale ha reso il percorso più ricco: la realtà aumentata gustata attraverso gli appositi visori, come anche le  proiezioni a parete, nella tomba di Cecilia Metella ha contribuito a rendere più concreto un approccio “fisico” ad oggetti, persone, storie;

  • non è mancato l’apporto creativo dei partecipanti, che ha creato un feedback prezioso sulla qualità della ricezione da parte loro: il video realizzato da Federico Rango, con Rebecca Mulas, Veronica Ruggeri, Francesca Ferruzzi, Liliana Panunzi, Ludovica Rossi ed Eugenia Piscopo (4EU), ne è l’esempio più cospicuo, in quanto realizzazione collettiva che si impernia sul racconto dell’antico e sulla attualizzazione dei fatti;

  • ultimo ma non ultimo, i partecipanti delle classi terze e quarte, già veterani della precedente edizione, nella loro funzione di tutor nei confronti dei neofiti di prima e seconda, hanno realizzato un piccolo percorso PCTO all'interno dell’esperienza collettiva, che ha dato una ulteriore valenza orientativa e formativa all’attività svolta.

Alcuni significativi successi di Pensare l’Antico (più di 50 iscritti, 37 partecipanti all’uscita a Bologna, una presenza sempre molto alta ad incontri ed uscite, malgrado “l’intasamento” delle tante attività pomeridiane che la nostra scuola ha promosso, un palpabile entusiamo dei partecipanti) sono alla base di queste mie parole, certamente ricche di soddisfazione, ma  il senso di tutto viene meglio delineato dai quadri che la penna impressionista della collega Antonella Antonini ha qui rappresentato.